Oggi come ieri, ma oggi peggio…
Creando tra l’altro conflitti tra campi interessati dall’intervento pubblico che si sono confrontati sempre sotto altre forme.
Spesso il lavoro dell’artista scava dentro la malattia e l’indigenza e indaga le pulsioni più profonde di questi stati; l’arte sappiamo essere terreno di scambio con una valenza universale. L’ultima trovata di quest’amministrazione è stato l’innesco, a causa anche di finanziamenti ambigui a realtà ambigue, dell’accensione di una miccia tra poveri; guerra di poveri contro pazzi (pazzi gli artisti a farsi chiamare in causa da simili iniziative.)
Speriamo che gli anziani, i malati non assistiti, i bambini senza refezione non pensino che la colpa dell’annullamento progressivo dei loro diritti, così come dei diritti alla casa, all’istruzione, alla salute, al lavoro, sia attribuibile alle rivendicazioni di noi artisti e operatori dello spettacolo; precari quanto loro e costretti ad impiegare le nostre risorse non per stimolare la creazione ma per inventarci sempre nuove strategie di sopravvivenza a questa amministrazione.
Come il dover ricomporre sempre di nuovo il puzzle delle caotiche scelte in tema di cultura da parte delle nostre istituzioni; come il dover continuamente reagire all’azzeramento degli spazi aperti alle compagnie; insomma come il doverci sostenere in un panorama artistico in fermento ma privato dei mezzi e degli spazi di espressione che meriterebbe.
Da più parti si parla di valutazione politica, di scelta, di indirizzo di questa amministrazione che punta sui giovani; che cioè emargina alcuni giovani e ne fa emergere altri a sua discrezione. Che emargina alcuni teatri e ne benedice altri.
L’azione dell’amministrazione a sostegno delle nuove leve dovrebbe mirare alla diffusione dell’arte verso un pubblico sempre più numeroso, a diversificare le proposte, a promuovere e sostenere i propri artisti in Italia e in Europa, a rafforzare i mercati dell’arte e della cultura anche attraverso un lavoro di educazione alla fruizione. Finora da noi si è limitata a proporre la riduzione dei luoghi a cui fare riferimento.
A noi questa logica non piace perché la vediamo come un tentativo miope di fronte al moltiplicarsi delle esigenze. Questa è un’amministrazione ossessionata dal conformismo.
Ci sembra doveroso ricordare che per operare un disegno della cultura cittadina dev’esserci innanzitutto conoscenza delle diverse realtà; per conoscenza si intende che un assessorato reale riesca a monitorare e comprendere quanto di buono sta nelle nuove produzioni e anche quanto dei contenuti proposti possa aiutare a “vendere”, esportare il sistema Palermo; argomento ancora oggi sulla bocca di tutti... su quanto siamo cattivi venditori di noi stessi…
Spesso da soli riusciamo a farci apprezzare, ma ora vogliamo rivendicare i nostri diritti.
E’ necessario quindi sviluppare un metro di giudizio sulla bontà dell’operato dei gruppi: la valutazione da parte del panorama nazionale ed internazionale lo è già, e a Palermo abbiamo parecchie esperienze di questo tipo; tanto più quando il tutto è legittimato dall’intervento di stampa qualificata e dalla richiesta di nostre opere da parte di realtà culturali di affermata fama.
Potrebbe esserlo, e qui parliamo con cognizione di causa, anche la capacità dimostrata di auto-gestire economicamente rassegne che coinvolgono giovani realtà locali e nazionali, in modo autonomo, con prezzi accessibili, senza fine di lucro e senza aiuti politici di qualsiasi tipo, ma portate avanti solo con il frutto del lavoro, del contatto con la città e con la giovane scena artistica.
Situazioni dove ciò che motiva a partecipare non è solo il richiamo dei premi in palio, per intenderci.
E parte di giudizio deve riguardare la capacità di apporto alla crescita del dibattito culturale, alla crescita tout court della città, affrontando senza retorica i temi più scottanti del momento storico, come il confronto con la marginalità, col disagio, con il cambiamento del mondo del lavoro, con l’avvento dei nuovi strumenti di comunicazione, con lo studio delle trasformazioni della propria lingua e delle proprie tradizioni, con la crescente multirazzialità della città ecc.
Precari dello spettacolo - Palermo
sottoscrivono:
Precari dello Spettacolo - Palermo
(A.C. Sutta Scupa
Compagnia Ananke
Compagnia Quartiatri
Compagnia teaLtro
Elena Amato
Paolo Cinquemani
Gianluigi Cristiano
Dario Frasca
Valentina Lupica
Simona Malato
Marco Manera
Stephanie Taillandier)
Ass. Cult. Produzione Povera
Compagnia Franco Scaldati - Teatro dei Quartieri
Corrado Fortuna
Teatro Garibaldi di Palermo alla Kalsa
4 commenti:
ebbene, ci pare corretto dire la nostra.
e questo perché l'incipit di questa pagina non fa sconti a nessuno:
· Contro chi cerca d'imporre una sola cultura: mediocre, borghese, commerciale.
· Contro chi fa in modo che, per accedere ai fondi destinati all'arte e alla cultura ci si debba, per forza di cose, impantanare nella solita ragnatela fatta di clientelismi e di favoritismi di ogni specie - solo per fare un esempio
noi partecipiamo alla rassegna palermo teatro festival, e non abbiamo mai leccato chicchessia. abbiamo presentato uno spettacolo, lo hanno valutato, lo hanno preso. il direttore artistico alfio scuderi lo conoscevamo appena.
da cinque anni io e anton giulio pandolfo (la compagnia è anche formata da altri sei elementi che vivono solo di questo) lavoriamo con fatica e passione. senza sostegni di qualsivoglia direzione artistica, senza connivenze con il politico di turno, senza esaltazioni.
lavoriamo, e basta.
e senza nessun aiuto (senza nessun aiuto, va ripetuto), abbiamo girato l''italia, prodotto 4 spettacoli di prosa in 2 anni, per un totale di 85 repliche.
senza nessun aiuto (e tre).
ma soprattutto, non ci siamo mai lamentati, e non per vigliaccheria, ma soltanto perchè crediamo nella forza di una perseveranza consapevole e silenziosa.
e per questo, le nostre lettere sono rimaste chiuse.
in questi ultimi tempi, abbiamo osservato con curiosità (e piacere) il percorso di chi invece, più fortunato di noi, ha avuto la possibilità di confrontarsi con "organizzazioni" che garantivano una grande visibilità, certi che quando sarebbe toccato a noi, la stessa curiosità (e lo stesso piacere) scaturissero come una sorta di minimo garantito. così non è, ci pare. noi, e con forza, rigettiamo ogni accusa di connivenza, di amicizia, di leccaculaggine.
e la nostra storia (benché breve) lo dimostra.
una prossima volta, fate i nomi (se ci sono).
fate i cognomi (se li conoscete).
fate ciò che vi pare (se non avete altro da fare).
ma non sparate nel mucchio, vi prego.
ci perdete in intelligeza.
e in buon senso.
Purtroppo, piaccia o non piaccia, continuando a percorrere la nostra strada, a cui siete stati ripetutamente invitati a partecipare, (dopo che con nostro enorme piacere siete stati ospiti all'interno di una delle edizioni del Gramigna Festival) l'unica cosa che sorge nella mente è:PERCHE' TI SENTI(O VI SENTITE) CHIAMATI IN CAUSA QUANDO SI PARLA DI LECCHINAGGIO? più che farci noi questa domanda (dura troppo poco questa vita...), fatevela voi.. e rispondete a chi credete sia più opportuno.
a presto.
ci sentiamo chiamati in causa perchè ci avete chiamati in causa, sparando sul gruppo.
e la risposta che hai dato (credo di sapere con chi sto parlando, tu di certo lo sai) non fa altro che ribadirne l''essenza (se le maiuscole hanno un valore).
tu, e lo dico con un certo affetto, hai approntato una risposta facile, per certi versi ovvia.
e allora il giro dei ragionamenti s''indebolisce, e la discussione rischia di cadere nel banale, nel cattivo gusto direi.
tentiamo di rialzare la china.
il vostro percorso è un signor percorso, per carità: festivals europei e nazionali di rilievo, partecipazioni a rassegne storiche per la nuova drammaturgia, critici quotati interessati al vostro lavoro.
bene. nulla da eccepire.
però, se avessi dovuto pensarla come te (o voi), mi sarei dovuto chiedere: perché proprio a loro; perchè un teatro palermitano che pure ha ottenuto in passato soldi pubblici debba investire su questi giovani e non su altri. qui la superbia avrebbe potuto giorcarci brutti scherzi.
non li ha giocati, te lo assicuro.
anzi, abbiamo osservato con interesse (come scrivevo l''altro giorno) il vostro percorso.
ma oggi, dico oggi, cosa e chi vi permette di giudicare apertamente (una parola che vi piace, a quanto pare) il nostro operato;
cosa o chi vi permette di insinuare su amicizie e/o connivenze;
cosa o chi vi permette di rispondere in maiuscola a una dichiarazione sincera (e senza retorica);
cosa o chi se non la presunzione.
l''arte, a mio parere, non è il diritto a una casa, non è il diritto a un lavoro.
l''arte è lo strumento, semmai, per ottenere una casa o un lavoro: diviene ribellinone quando la si fa.
abbassare il concetto d''arte a un mero bisogno umano, significa privarla del suo segno più tangibile: la mancanza di gravità.
per questo non presenziamo ai vostri sit-in.
per questo abbiamo preferito partecipare con uno spettacolo, l''anno scorso.
per finire, avete giudicato le scelte di questa direzione artistica mediocri, commeriali, borghesi. ed è il solo motivo che mi ha suggerito di scriverti. lo ripeto: quando si decide di fare delle lettere aperte, occorre aprirle davvero.
delle due, una: o credete che siamo mediocri, commeriali e borghesi o ci dovete delle scuse. spero che la tua risposta abbia più ragioni.
ps, non è la vita che dura poco, sono certi rapporti di stima.
la discussione si è spostata su:
http://www.balarm.it/articoli/Vis.asp?IdArticolo=4220
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